Lo spunto di questa breve riflessione è dato dall’entrata in vigore di un regime di “snellimento” inerente l’Autorizzazione Paesaggistica semplificata. Ci riferiamo al PDR 31/2017 il cui testo è facilmente rintracciabile in rete ed un cui commento alleghiamo a queste note.Cosa cambia 2017032701825605387

Il nostro studio produce da anni con competenza istanze di Autorizzazione Paesaggistica. Siamo altresì presenti da tempo nelle Commissioni Comunali per il Paesaggio… luoghi di intensa produzione poetica e filosofica! Proprio sulla scorta di queste esperienze, tocchiamo sempre più con mano la distanza tra la sfera dei massimi sistemi donde questa normativa fu tratta ed il mondo reale dove si viene a calare.

Fino a quando dovremo attendere una seria classificazione paesaggistica dei siti e delle modalità di intervento? Fino a quando saremo costretti ad avere due titoli autorizzativi, due “gemelli diversi” per un identico intervento?

Spieghiamoci con un esempio: complesso industriale edificato per stratificazioni successive a partire dagli anni ’60, oggi volumetricamente stabilizzato, inserito molti anni dopo la sua nascita all’interno di una zona paesaggistica a causa della prossimità ad un corso d’acqua. E’ evidente che l’impatto paesaggistico vero è intercorso nei decenni scorsi. Eppure ancora oggi si trova soggetto ad una pioggia di singole richieste di A.P. ogniqualvolta le necessità di trasformazione lo richiedono, in funzione della vivacità delle attività presenti. Dov’è in questo caso la carenza normativa? Risiede nell’assenza di quel passaggio intermedio che ad esempio la tradizione pianificatoria ci ha insegnato. In urbanistica tra il Piano Generale ed il singolo intervento, esiste lo statuto del Piano Attuativo. Nella norma paesaggistica No. In casi come quello in esame sarebbe estremamente utile per stabilire una volta per tutti i criteri di intervento all’interno dei quali poi declinare senza ulteriori formalità i singoli fatti progettuali, la maggioranza dei quali di tipo manutentivo o di bassa trasformazione.

Lo stesso criterio di gradualità autorizzativa potrebbe valere nel caso di altre circoscritte cornici paesaggistiche. L’assenza di tale “anello mancante” produce tempi inutili di attesa (e moltiplicazione di carta) intollerabili.

Roberto Ghioldi